sabato 12 febbraio 2011

Alchimia del cambiamento

Il nostro pianeta è inserito in un processo di evoluzione che riguarda tutti gli universi. Un piccolo mondo che corre secondo un piano troppo grande per le nostre menti limitate.

John Eccles, premio Nobel per la fisiologia e la medicina, ha affermato una volta: «Supponiamo l’esistenza di un magazzino immenso di pezzi aeronautici, tutti nelle loro casse o sugli scaffali. Un edificio enorme, mettiamo di mille chilometri per lato [Milano-Reggio Calabria, per intenderci]. Arriva un ciclone che, per centomila anni, fa roteare e scontrare tra loro quei pezzi. Quando finalmente si placa, dove c’era il magazzino c’è una serie di quadrimotori, già con le eliche che girano… Ecco: stando proprio alla scienza, le probabilità che il caso abbia creato la vita sono più o meno quelle di questo esempio. Con, per giunta, un’aggravante: da dove vengono i materiali del magazzino?»…

Un’osservazione piuttosto arguta… Ma non ci interessa ora discutere dell’esistenza di Dio, quanto piuttosto sottolineare un effetto diretto del processo evolutivo. Un effetto che sperimentiamo ogni giorno sulla nostra pelle: il cambiamento.

In ogni individuo, non c’è paura più grande del cambiamento. Anche in condizioni di sofferenza, in genere si preferisce soffrire il conosciuto, piuttosto che andare verso qualcosa che non si conosce. Magari sottilmente, affermando – sognando – di voler cambiare, ma continuando a calcare, nel concreto, strade già percorse o rassicuranti consigli altrui.

Cambiare è difficile. Occorre grande coraggio e una certa dose di spregiudicatezza. Soprattutto, potrebbe essere utile la considerazione che l’immobilità è un’illusione, poiché tutto cambia continuamente e, anche se ci ostiniamo a negarlo, ogni istante il contesto in cui operiamo è già diverso dal momento prima.

Le stesse osservazioni che valgono per l’individuo possono essere estese anche alla società nel suo complesso. Cambiare è un processo inevitabile a cui ogni comunità umana è messa di fronte continuamente.

Un tempo, artefici e responsabili del cambiamento sociale erano soprattutto i sovrani, influenzati più dai meccanismi di potere delle classi aristocratiche o, al massimo, dai lenti mutamenti del costume e dell’economia. Più recentemente – dal ‘700 in poi – altri attori sono entrati in gioco, dalla borghesia alle masse, che hanno prodotto rivoluzioni e mutamenti, fino alla formazione dei cosiddetti “stati democratici”.

Oggi, in un mondo ormai globalizzato, l’economia la fa da padrona e i protagonisti sono assai diversificati. La politica è una conseguenza dei mutamenti velocissimi e, più che i governi, sono gli amministratori a produrre la spinta al cambiamento.

Per questo motivo, oggi, possiamo dire che il manager è l’agente del cambiamento, sia a che diriga un’azienda, governi un’istituzione, gestisca un team di lavoro o un istituto scolastico, o amministri un ospedale. Ci riferiamo alla figura di un manager inteso come individuo che, spinto dalla passione di migliorare il mondo in cui opera, agisce con tutto se stesso in direzione di un cambiamento possibile.

È, questo, il tema del nuovo libro appena pubblicato da Adea edizioni, Alchimia manageriale, di Walter Ferrero e Marta Residori. Un testo fondamentale che propone un cambiamento individuale attraverso tecniche e percorsi di comprensione di una condizione alienata, ma modificabile.

Alchimia-manageriale

Alchimia manageriale è la trasformazione del conosciuto per raggiungere nuovi orizzonti, la capacità di non accontentarsi, di non mortificarsi all’interno delle paure, di “andare oltre”. Un’attitudine che ha fatto grande l’umanità e che ogni giorno ci si presenta davanti chiedendoci di essere creduta e cavalcata come opportunità.

Lo possiamo fare tutti, con il lavoro che siamo chiamati a svolgere, attraverso la nostra capacità di essere prima di tutto uomini e donne d’integrità, capaci di prescindere da emozioni e preconcetti, e alla ricerca di qualcosa che possa suonare più armonico, utile e vero per tutti.

Ne parleremo ancora.

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